Le grandi navi rompighiaccio

Ai margini delle immense distese polari si muovono continuamente masse di ghiaccio che rappresentano una delle più insormontabili barriere per la navigazione. Le alternative sono quelle di passare sopra, sotto o attraverso il ghiaccio, e la tecnologia moderna ha reso possibili tutte e tre le soluzioni.

Il ghiaccio si presenta in numerose forme, che però possono essere divise grossolanamente in due gruppi, la banchisa che non è altro che la superficie del mare congelata, e gli iceberg, che sono grosse masse di acqua dolce che si sono staccate direttamente dalla calotta polare per fusine o per effetto delle onde. Gli iceberg sono per nove decimi sommersi e sposso hanno sporgenze nascoste sotto la superficie del mare.

Poter affrontare la banchisa dipende non solo dalla nave rompighiaccio, ma anche dalle condizioni della massa di ghiaccio. Sotto l’azione incessante dei movimenti del mare una distesa di ghiaccio può facilmente frantumarsi in grossi blocchi galleggianti, i cui bordi possono a loro volta scheggiarsi con la formazione di frammenti.

Questi frammenti poi capita che si riuniscano, si saldino fra di loro e formino dei grossi blocchi che in acque poco profonde spesso raschiano il fondo del mare. Essendo soggetto a parziali fusioni e congelamenti il ghiaccio così formato tende a ridurre progressivamente il contenuto salino, e da ghiaccio di acqua salata tenera, biancastra e splendente, assume il colore azzurrino, durissimo, in grado di scalfire facilmente una lamiera d’acciaio (come è capitato nel celebre incidente del Titanic).

La flotta delle navi rompighiaccio – a differenza di quello che si può pensare – è particolarmente importante per le nazioni che si affacciano sul Circolo Polare Artico e che avanzano pretese su di esso, come la Russia ad esempio.

In eredità dalla vecchia flotta del nord dell’URSS la Russia ha sviluppato e ampliato la propria dotazione di rompighiaccio nucleari, capaci di un’autonomia praticamente illimitata

La flotta nucleare russa si è profondamente rinnovata rispetto all’era sovietica. Al 2025 la Russia schiera simultaneamente otto rompighiaccio nucleari operativi, di cui quattro appartengono alla nuova generazione del Progetto 22220 (classe Arktika rinnovata): Arktika, Ural, Sibir e Yakutiya, capaci di operare sia in acque artiche profonde sia in acque costiere basse grazie al pescaggio regolabile. Sono affiancati dai più datati Yamal e 50 Let Pobedy. Mosca ha già in costruzione altri tre rompighiaccio nucleari – Chukotka (consegna prevista 2026), Leningrad (2028) e Stalingrad (2030) – sebbene le sanzioni occidentali imposte a Rosatomflot abbiano rallentato i tempi di costruzione. Il porto di riferimento della flotta nucleare resta Murmansk.

La competizione per l’Artico si è ulteriormente intensificata negli ultimi anni. Oltre a Russia, Norvegia e Canada, anche gli Stati Uniti hanno manifestato rinnovate ambizioni strategiche sulla regione: nel 2025 il presidente Trump ha riproposto apertamente la questione dell’acquisizione della Groenlandia, territorio danese di fondamentale importanza geopolitica per il controllo delle rotte artiche settentrionali.

All’inizio del 2026 la tensione è aumentata al punto che il Regno di Danimarca ha predisposto piani contro l’invasione americana, ricevendo supporto dai paesi nordici e da Francia e Germania.

Il premier canadese Carney ha confermato che la loro flotta di rompighiaccio (42 navi) è la seconda al mondo per numero, e che presto sarà la prima.

Sul fronte russo, la Northern Sea Route (NSR) – la rotta commerciale lungo la costa artica siberiana – è diventata un obiettivo strategico prioritario: Mosca punta a renderla navigabile tutto l’anno entro il 2030, con il supporto di 17 rompighiaccio (13 nucleari e 4 convenzionali), per farne un’alternativa al Canale di Suez per i traffici tra Europa e Asia. A questo scopo è in costruzione anche il Rossiya, prima unità della nuova classe Leader, con una potenza di 120 MW e la capacità di aprire canali larghi fino a 50 metri nel ghiaccio: la consegna è prevista intorno al 2030.

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