La latitudine e la longitudine sono le due grandezze utilizzate per definire le coordinate geografiche. La latitudine sono linee che – come suggerisce il nome – si dipanano in larghezza, dividendo il pianeta in fette concentriche attraverso i paralleli. La longitudine invece riguarda linee immaginarie (meridiani) che tagliano la Terra a spicchi.

Spesso si dice che la latitudine influenzi il clima, ma è solo un modo comune per affermare che è l’inclinazione dell’asse terrestre a determinarlo. La Terra ruota su sé stessa lungo un asse, che idealmente entra ed esce nei due poli magnetici. L’asse non è però perpendicolare al piano dell’eclittica, ma è inclinato di circa 23,5° (più precisamente 23° 26′ 10.5″ rispetto alla perpendicolare al piano dell’eclittica).
La rotazione genera l’alternanza di giorno e notte, mentre l’inclinazione il verificarsi delle stagioni. Il clima è naturalmente influenzato dalla latitudine. Ma se avete notato, non c’è alcuna differenza tra abitare vicino al Polo Sud o al Polo Nord, entrambi sono ambienti estremi. Ciò vuol dire che la latitudine nord e sud viene influenzata dall’inclinazione: partendo dall’Equatore e procedendo verso i due poli abbiamo climi sempre più miti e infine freddi e artici (o antartici).
L’inclinazione dell’asse influenza il clima per il minor irradiamento della luce solare sulla superficie terrestre. All’altezza dell’Equatore i raggi del sole colpiscono in modo quasi perpendicolare. Mentre a causa della sfericità del pianeta, più a nord o più a sud, essi colpiscono in modo più trasversale e dunque meno intenso. Minore è l’inclinazione del punto di incidenza maggiore è la densità della superficie colpita dall’irraggiamento solare.
In inverno la superficie colpita è minore: i raggi solari colpiscono la Terra con angolo più radente rispetto alla verticale, distribuendosi su una superficie più ampia e risultando quindi meno intensi. L’effetto è un sensibile calo della temperatura e un minor riscaldamento della superficie (avvertiamo fisicamente meno calore). Al contrario in estate i raggi colpiscono con angolo più vicino alla perpendicolare, concentrandosi su una superficie minore e offrendo più luce e calore
Salendo o scendendo dall’Equatore, la divisione in stagioni è molto più netta. Verso l’Equatore, che è il parallelo più largo posto esattamente nel punto di massimo diametro rispetto al nucleo terrestre, il clima tende a farsi più omogeneo durante l’anno. Anche ai Tropici abbiamo una situazione di minor definizione delle stagioni: non è un caso che vi sia una temperatura più uniforme. Tanto è vero che nella fascia tra i Tropici e l’Equatore, spesso si parla più precisamente di “stagione secca” e “stagione delle piogge”.
Le stagioni nei due emisferi sono invertite. Mentre da noi è primavera, in Australia o Argentina è autunno. Le due stagioni principali, determinate dalla massima o minima declinazione del sole rispetto all’eclittica, inverno ed estate, iniziano con il solstizio (a giugno e dicembre). Invece, salendo o scendendo verso i poli si può assistere al fenomeno del sole di mezzanotte.
Questo accade nel periodo tra i due equinozi: il sole di mezzanotte è visibile per tutta la notte senza tramontare. Il fenomeno dura 24 ore consecutive solo esattamente ai poli: nelle altre regioni polari la durata varia da pochi giorni (al Circolo Polare Artico, 66,5° di latitudine) fino a 6 mesi continui ai poli stessi. L’intensità del fenomeno è dunque massima in coincidenza dei poli.
Il cambiamento climatico antropogenico sta tuttavia alterando le relazioni storiche tra latitudine e clima. Il 2024 ha stabilito il record di temperatura media globale mai registrato, e i dati preliminari del 2025 confermano l’accelerazione del riscaldamento, con concentrazioni di CO₂ a livelli record e le calotte glaciali di Groenlandia e Antartide ai minimi storici.
Ciò significa che le fasce climatiche legate alle latitudini si stanno progressivamente spostando verso i poli: zone che in passato erano temperate registrano oggi temperature e regimi di precipitazioni tipici di latitudini più basse, mentre le aree polari si riscaldano a un tasso quasi quattro volte superiore alla media globale.