Spesso non lo sappiamo, ma a volte ci capita di consumare alimenti provenienti da organismi geneticamente modificati. Sui media e in particolare sui siti internet, la polemica sugli OGM è all’ordine del giorno. I fautori dell’OGM ritengono (e con molte prove scientifiche a favore) che l’apporto della scienza genetica nelle coltivazioni possa alleviare la fame nel mondo e creare un pianeta più ecosostenibile e sano. I contrari fanno appello a principi naturalistici, al divieto di intervenire appellandosi al fatto che la Terra sa come produrre i propri alimenti per l’uomo, in modo sano per tutti gli esseri viventi.
Le tecniche di modifica del pool genetico dei vegetali vengono spesso considerate, dai contrari, simili agli esperimenti di eugenetica del regime nazista, puntando l’indice contro le aziende responsabili come la multinazionale Monsanto, la multinazionale Monsanto, oggi non più esistente come entità autonoma: Bayer ne ha completato l’acquisizione il 7 giugno 2018 per 63 miliardi di dollari, inglobandola e cancellando definitivamente il marchio Monsanto per ragioni d’immagine.
Ma il mondo scientifico è molto compatto a favore degli OGM. È un caso nel quale la pubblica opinione sembra molto distante da ciò che ci raccontano decine di pubblicazioni, studi e ricerche, come se tra la gente e gli scienziati ci fosse una frattura quasi insanabile o un grosso problema di comunicazione.
I vantaggi degli OGM secondo i fautori sono tutti nella capacità dei nuovi organismi di difendersi da batteri e agenti infestanti, in questo modo le ricadute per il pianeta non sono misurabili solo in termini economici, di maggior produttività, ma anche in termini ambientali: piante più sane, minor impiego di pesticidi su larga scala, che gli ecologisti avversano allo stesso modo degli OGM. Secondo i fautori della genetica applicata sul larga scala all’agricoltura,ci sono così tanti esempi che non si nemmeno da dove iniziare.
La verità è che tra i fautori delle coltivazioni OGM ci sono stati per primi i contadini, i proprietari dei campi e delle aziende. Dagli Stati Uniti, dove le coltivazioni OGM hanno raggiunta una consistenza tale da poter essere definita un successo popolare senza precedenti queste coltivazioni si sono estese in Sud America e in Asia, mentre in Europa rimane molto forte la resistenza da parte delle associazioni ambientaliste, che hanno imposto controlli più severi: nel 2018, le coltivazioni OGM sopravvivevano nell’UE solo in Spagna (115.246 ettari) e Portogallo (5.733 ettari), con un’ulteriore contrazione dell’8% rispetto all’anno precedente, su una superficie complessiva di appena 120.990 ettari.
Mentre la ricerca scientifica va avanti e mostra che non ci sarebbero pericoli, le obiezioni all’utilizzo degli OGM secondo i suoi fautori, sono le stesse da 30 anni e porte avanti da organismi non esattamente attendibili. Enti come l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, con sede a Parma), l’OMS hanno scientificamente provato che ad esempio il mais geneticamente modificato è assolutamente sicuro. Anzi, che è molto più sicuro del mais naturale irrorato di insetticidi e pesticidi.
Da ultimo gli anti-OGM indiani hanno dichiarato che le coltivazioni OGM conducono al suicidio migliaia di contadini: secondo il Centre for Sustainable Agriculture, negli ultimi vent’anni si sarebbero tolti la vita circa 290.000 agricoltori a livello nazionale, fenomeno associato soprattutto alle aree di coltivazione del cotone Bt, sebbene il nesso causale diretto con gli OGM rimanga contestato dagli stessi produttori delle sementi.
Il dibattito sugli OGM si è nel frattempo evoluto sul piano tecnologico e normativo. A dicembre 2025 il Consiglio Europeo e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio su un nuovo quadro giuridico per le Nuove Tecniche Genomiche (NGT), che comprende tecniche come CRISPR e consente modifiche di precisione al genoma senza l’introduzione di DNA estraneo.
Le piante NGT vengono distinte in due categorie: le NGT1 (fino a 20 modifiche genetiche) saranno trattate alla stregua delle varietà convenzionali ed esentate dagli obblighi di etichettatura OGM, mentre le NGT2 resteranno soggette alla normativa OGM vigente.
Questa apertura dell’UE ha riacceso il confronto tra chi vede le nuove biotecnologie come uno strumento per adattare le colture ai cambiamenti climatici e chi, come le associazioni ambientaliste, denuncia i rischi di una deregolamentazione accelerata e la crescente dipendenza degli agricoltori da sementi brevettate.